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Louis Douquier

ZEN PDF Stampa E-mail

 
La parola zen deriva dal cinese "Ch'an" e dal sanscrito "Dhyana" o meditazione.
La meditazione è l'essenza stessa del Buddismo Zen.
Lo Zen nei secoli passati era una forma di buddismo molto diffuso in Cina e in Giappone e in Occidente si è affermato dopo la seconda guerra mondiale.
Il Buddismo Zen è completamente opposto alla cultura Occidentale orientata verso le capacità logiche e razionali.


Lo Zen non è una religione ma un'esperienza, un modo di vita e un mezzo per raggiungere la conoscenza di sè stessi.


Dice Alan Watts uno degli insegnati più autorevoli di Zen:

"Da una parte esso è unidirezionale nel senso che è focalizzato sul presente finchè la coscienza consapevole non ha più alcuna nozione di passato o del futuro, ma solo del momento presente(ekaksana) che la mistica occidentale ha definito l'Eterno Ora. Dall'altra parte, esso è pure unidirezionale nel senso che è uno stato di coscienza senza differenziazione del conoscitore, del conoscere, del conosciuto."
"La sua essenza è costituita da una forte compassione, ma priva di sentimento, per gli esseri umani che soffrono e muoino nello sforzo di salvare sè stessi."

Watts sostiene inoltre che questa pratica non può essere capita facilmente dalla cultura occidentale, nè può essere ridotta a pochi facili principi. Ma nonostante i suoi paradossi, apparentemente provocatori, egli sostiene che si tratta di un'attività di arricchimento dell'uomo.
Contrariamente alle aspettative di alcune persone il Buddismo Zen non è una via per raggiungere l'illuminazione improvvisa, ma un lavoro a cui si dedica tutta la vita.


C' è anche una forma particolare di meditazione lo Za Zen, lo "Zen in posizione seduta" che i monaci Za-Zen praticano per ore di fila, non a mente vuota, ma con lo scopo di raggiungere la coscienza dell'eterno movimento.


Famosa è la storia raccontata da Paul Reps nei suoi scritti, che è un esempio dei metodi a volte provocatori e enigmatici usati dai maestri Zen con lo scopo di portare il ricercatore in uno stato diverso di coscienza e comprensione.


Storiella:

Un professore universitario si recò da Nan-in, un maestro giapponese dell'era Mejji (1868-1912) per essere informato sullo Zen.
Nan-in servì del tè, riempì la tazza del suo visitatore, poi continuò a versare ancora altro tè. Il professore vide il tè traboccare dalla tazza finchè, non riuscendo più a trattenersi disse: "E' stracolma, non ce ne entra più". Allora Nan-in disse:"Tu sei pieno come questa tazza, delle tue opinioni e speculazioni. Come posso parlarti di Zen fino a che tu non svuoti la tua tazza?".






 

 

 
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